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L'UNESCO
Unesco (United Nations Educations Science Culture Organizations) è l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione alla scienza e alla cultura nata nel 1945.
L’Unesco dal 1972 ha adottato una convenzione al fine di salvaguardare e promuovere i beni naturalistici e culturali dell’umanità.
Ha iscritto sino ad ora 730 siti.
Tra i siti più noti iscritti nel patrimonio mondiale dell’umanità figurano: la grande muraglia cinese, le piramidi e la Valle dei Templi egiziana, parco nazionale del Grand Canyon, Statua della Libertà, Piazza Rossa a Mosca, Mont San Michel e la sua baia, Parco e Palazzo di Versailles, Acropoli d’Atene, Torre di Londra.
L’Italia possiede 39 siti iscritti. Tra i più noti si ricordano: Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo di Leonardo a Milano, Centro storico di Roma e le Proprietà della Santa Sede, Centro storico di Firenze, Venezia e la sua Laguna, Portovenere e le Cinque Terre, Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, Isole Eolie, La Basilica di San Francesco e altri siti Francescani ad Assisi.
In Piemonte esistono solamente due siti: i Sacri Monti riconosciuti nel 2003 (condiviso con la Lombardia) e le Residenze sabaude riconosciute nel 1997.
TAPPE DEL PROGETTO UNESCO
Risale al 2003 l’idea del Comune di Canelli di richiedere l’iscrizione delle Cattedrali sotterranee canellesi quale patrimonio mondiale dell’umanità.
L’idea è maturata a poco a poco in quanto a partire dal 2000 era nata una manifestazione finalizzata alla valorizzazione delle cantine storiche canellesi. La manifestazione ha avuto subito un grande successo e ha portato migliaia di visitatori a scoprire le cantine sotterranee di Canelli. Anche per i canellesi è stata una grande sorpresa, infatti per la prima volta vi era la possibilità di visitare liberamente e contemporaneamente tutte le cantine storiche cittadine. Di colpo ci si è resi conto che la Canelli sotterranea che si sprofonda per più piani nelle viscere delle colline non era solamente un luogo di lavoro o un ambiente suggestivo, rappresentava e testimoniava la storia enologica non solo del territorio, ma anche nazionale. Da un primo rapido e superficiale censimento risultò che agli inizi del Novecento esistevano più di cinquanta aziende imbottigliatrici tutte dotate di ambienti sotterranee indispensabili alla lavorazione di vermouth e di spumanti. Alle quattro cantine attualmente visitabili si aggiungevano quindi chilometri sotterranei ora abbandonati.
Nel giro di pochi anni è maturata la coscienza dell’importanza di queste testimonianze e ci si è resi conto che Canelli ha un esteso patrimonio architettonico di cantine che per la loro imponenza meritano il titolo di “cattedrali sotterranee” e che:
- per il loro alto numero,
- per lo scopo per cui sono state costruite,
- per le loro caratteristiche tecniche,
- perché testimonianza di un epoca ricca di scoperte scientifiche legate al mondo del vino,
- perché con le loro richieste hanno influenzato un intero territorio,
rappresentano uno straordinario patrimonio culturale unico al mondo.
Di qui l’idea di verificare la possibilità di inserirle nel patrimonio mondiale dell’umanità.
Il percorso seguito è stato il seguente:
- consultazione con la Regione Piemonte a cui è stato sottoposto il progetto e da subito la Regione Piemonte ha sostenuto l’iniziativa con finanziamenti che hanno permesso di avviare il progetto ed iniziare una nutrita campagna promozionale. Il debutto è avvenuto a Parigi nel dicembre 2003, con l’allora Sindaco Oscar Bielli, nell’ambito de “Les Italiens”, dove nel prestigioso scenario della Comédie des Champs-Elysées è stata presentata, a giornalisti e opinions leaders francesi, la prima idea legata alla candidatura e dove si sono presi i primi contatti con alcuni funzionari dell’Unesco. La presentazione è stata accompagnata dalla proiezione di alcune immagini.
- Seconda tappa importante è stato l’incontro con i funzionari del ministro beni culturali, che è l’unico titolato a presentare progetti di candidatura all’Unesco. Il Ministero ha disposto un sopralluogo a cui ha partecipato l’allora soprintendente regionale Dott. Bruno Malara. In quell’occasione siamo venuti a conoscenza di un ambizioso progetto ministeriale volto al riconoscimento di tutti i paesaggi vitivinicoli d’Italia. Il Ministero ha consigliato di non perseguire la via di una candidatura unica in quanto l’Italia aveva diritto ad una sola candidatura all’anno e da tempo si prediligevano candidature composite che coinvolgessero territori piuttosto ampi ed inserendo quindi le cantine storiche nel progetto “Vigneti” le probabilità di riuscita sarebbero aumentate.
Nel frattempo si era mossa anche la provincia di Cuneo proponendo al Ministero l’istituzione di un sito relativo ai paesaggi vitivinicoli del cuneese.
Visto l’interesse del territorio e i primi positivi sopralluoghi il progetto ha subito un’evoluzione e in accordo con gli enti preposti si è stabilito di orientarsi su un unico grande sito che non coinvolgesse solamente la parte più significativa della Regione Piemonte con il titolo provvisorio “Paesaggi vitivinicoli tipici del sud Piemonte” che coinvolge le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Si tratta ovviamente di “Paesaggi vitivinicoli” culturali in quanto frutto del secolare lavoro dell’uomo ed in evoluzione continua.
Le cantine storiche canellesi si collocano a pieno diritto in questo progetto, infatti a partire dalla metà dell’Ottocento hanno conquistato con i propri vini i principali mercati internazionali dando un notevole sviluppo all’enologia italiana sia dal punto di vista del commercio che di quello scientifico con la nascita quindi della vera e propria enologia come scienza.
Senza le enormi richieste di uva da parte delle cantine il paesaggio non si sarebbe evoluto nella direzione in cui oggi lo conosciamo.
Le tappe ufficiali sono state le seguenti:
- 17 aprile 2004 visita del Dott. Giuseppe Proietti – Direttore Generale del Ministero ai Beni e Attività Culturali e Presidente del Gruppo di Lavoro interministeriale Unesco a cui è stato presentato un primo dossier con uno studio di fattibilità del progetto;
- 8 marzo 2005 lettera prot. n. 0003463 del Ministero inviata al Comune di Canelli, alle Province interessate e alla Regione in cui si comunicava che veniva approvato in via ufficiale un progetto denominato “Paesaggi vitivinicoli piemontesi”;
- settembre 2005 il Funzionario del Ministero e Responsabile della Segreteria Tecnico Scientifica del Gruppo di Lavoro Interministeriale Unesco - Dott. Manuel Guido - ha visitato Canelli e parte del territorio circostante ed ha comunicato l’avvio ufficiale del progetto;
- 2 novembre 2005 veniva indetta dal Ministero la prima riunione di lavoro ufficiale che era stata circoscritta ai soli rappresentanti delle tre Province interessate (Alessandria, Asti e Cuneo) e Regione Piemonte;
- 2006 sopralluoghi per una prima perimetrazione dei possibili territori da inserire nel progetto. I sopralluoghi praticamente conclusi e ormai la Sovrintendenza regionale ha un’idea ben chiara dei luoghi che saranno interessati al riconoscimento.
- Nel corso del 2007 si sono tenuti numerosi incontri tra Stato, Regione e Province per definire le modalità del protocollo d’intesa e il coordinamento del gruppo di lavoro che si occuperà della realizzazione del dossier.
IL PROGETTO UNESCO OGGI
Nel corso del 2008 è stata sottoscritta la convenzione tra Stato, Regione e Province.
Attualmente Regione, Province e Ministero dei Beni culturali stanno preparando il dossier di candidatura.
Vale la pena ricordare che al mondo esistono solamente quattro siti legati alla viticoltura:
- in Francia la Giurisdizione di Saint-Emilion (circa 8.000 ettari di territorio tra zona tampone e zona iscritta);
- in Portogallo la regione viticola dell’Alto Douro (circa 250 ettari di territorio tra zona tampone e zona iscritta);
- sempre in Portogallo, il paesaggio viticolo dell’Isola vulcanica di Pico nelle Azzorre (circa 2.900 ettari di territorio tra zona tampone e zona iscritta):
- in Ungheria la Regione viticola del Tokaj (circa 100 ettari di territorio tra zona tampone e zona iscritta);
esistono poi siti misti che al loro interno comprendono zone vitate come ad esempio il sito delle Cinque Terre in Liguria ed il sito della Val d’Orcia in Toscana.
Il territorio attualmente preso in considerazione è molto più grande e complesso di quelli già riconosciuti, comprende, infatti, tre Province, più di un centinaio di Comuni e numerose Comunità Montane e Collinari con più di 30.000 ettari di vigneto con ampie zone coltivate a monovitigno particolarmente estese; come quella del vitigno Moscato bianco di Canelli (da cui si ricavano docg Asti e Moscato d’Asti) che si estende sulla superficie di 52 comuni per quasi 10.000 ettari.
L’architettura del paesaggio delle colline dedicate al vino è legata alla struttura sociale e ai modi di produzione particolari della famiglia-impresa dei vignaioli piemontesi: la vigna è sempre un'entità autonoma e definita, denominata con toponimo proprio, misurata in "giornate" lavorative, formata da un "casotto"in muratura o da un “crutin”, capace di produrre quasi tutti i mezzi necessari alla costruzione del filare (i pali, le canne, i legacci di salice); la "cascina" è insieme abitazione e laboratorio vinicolo, cantina e stalla, in un sistema fortemente autarchico, capace di produrre quasi tutti i cibi per la famiglia e il concime naturale per la vigna. Anche gli elementi minori di architettura rurale delle vigne del Piemonte (le cappelle votive, i casotti, le cisterne e i pozzi per la raccolta dell'acqua sorgiva e meteorica, i "crutin" scavati nel tufo per conservare gli attrezzi o sotto la cascina per la tutela delle bottiglie pregiate da invecchiamento) concorrono a caratterizzare l'esclusività di questo stile di viticoltura.
IL RUOLO DELLE CANTINE CANELLESI
Inoltre Canelli e altri centri storici dell’enologia di questo territorio hanno elaborato tra il diciottesimo e il ventesimo secolo una tipologia architettonica di cantina, specifica per questo ambito viticolo, finalizzato alla spumantizzazione e alla produzione di vini rossi invecchiati; ne consegue la disponibilità sul territorio citato di un grandioso patrimonio architettonico, unico e tuttora efficiente, fondato su specifiche competenze costruttive idonee a fornire alle cantine storiche le stesse condizioni ambientali che altrove si acquisiscono con impianti di costosa tecnologia.
Sul territorio di Canelli è sorto un fenomeno particolare, attualmente allo studio, infatti, nel corso del XIX° secolo sono nate decine di piccole industrie che si occupavano esclusivamente della produzione vinicola, lasciando la coltivazione della vite in mano agli agricoltori. Il culmine di questo particolare fenomeno si è manifestato agli inizi del Novecento quando si contavano più di cinquanta aziende imbottigliatrici, che esportavano i propri vini in tutto il mondo. Questo fiorire di industrie, da prima legate al fenomeno “vermouth” e poi a quello “spumantiero”, ha comportato un’enorme richiesta di materia prima determinando quindi la modifica dell’architettura del paesaggio.